Autore: liberty71

  • IL BARI NON È UN SOUVENIR: SVEGLIATEVI, QUI SI RISCHIA DI SMARRIRE L’ANIMA!

    IL BARI NON È UN SOUVENIR: SVEGLIATEVI, QUI SI RISCHIA DI SMARRIRE L’ANIMA!

    Apri gli occhi, Bari. Siamo all’alba di un altro fine settimana in cui il pallone rotola lontano dal terreno amico, ma l’aria attorno ai nostri colori è pesante, densa di un’insofferenza che non si può più mascherare con i sorrisi di circostanza o con i comunicati stampa a prova di cloro. i tifosi non ne possono più di galleggiare nel limbo dell’indifferenza. La scia dei pareggi consecutivi che ci portiamo dietro, ultimo in ordine di tempo quello che ha frenato la nostra marcia, non è un semplice incidente di percorso: è la spia di un cortocircuito mentale e gestionale che grida vendetta. Chi tifa per questi colori, pretende rispetto per una maglia che pesa come un macigno e che non merita di essere trattata come un passatempo di periferia.

    Entriamo nel merito dei fatti di questi giorni, guardando in faccia la realtà senza filtri. La squadra si prepara agli impegni ravvicinati di un novembre che scotta, tra infermeria che piange e problemi di uomini che si susseguono – come lo stop che frena elementi chiave della rosa e un’infermeria che non dà tregua – mentre fuori si comincia già a parlare di “come ne usciremo” dal caldissimo derby contro il Foggia.

    Ma guardiamo al sodo: la classifica piange, la vetta si allontana e il campo racconta di una manovra involuta, priva di quel fuoco sacro che ha sempre contraddistinto le squadre che lottano per vincere davvero. Si naviga a vista, si collezionano mezzi passaggi falsi contro avversari alla portata e ci si ritrova a inseguire anziché a dettare legge. La programmazione tecnica estiva sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali: una rosa costruita con il bilancino, dove basta perdere due pedine per smarrire del tutto la bussola e l’identità tattica.

    Il punto è che c’è un abisso profondo, incolmabile, tra chi siede comodamente nei piani alti della gestione aziendale e chi la domenica mattina assiste, ormai da casa, al prossimo match. Dalla sede arrivano messaggi asettici, tabelle di marcia che puzzano di ridimensionamento e la solita solfa della pazienza richiesta a una piazza che ha la pazienza esaurita da anni di delusioni cocenti.

    Ci parlano di progetto, di equilibri finanziari e di programmazione a lungo termine, dimenticando che a Bari il calcio non è un’azienda di logistica o un esercizio di contabilità: è fede, è orgoglio operaio, è il riscatto di un’intera terra. Ridurre la gloriosa storia biancorossa a un esercizio di mantenimento economico è un affronto intollerabile. La tifoseria non fa sconti a nessuno: chi indossa questi colori deve sputare sangue dal primo all’ultimo minuto. La freddezza aziendale non scalda i cuori e non porta punti pesanti.

    La verità è che Bari merita palcoscenici e ambizioni ben diversi da questo stillicidio di mediocrità. Non servono i proclami di novembre né i calcoli da geometra del pallone: serve la dignità di chi scende in campo consapevole di rappresentare una delle piazze più calde e appassionate d’Italia. Svegliatevi prima che sia troppo tardi, perché la pazienza della nostra gente ha un limite, ma l’amore per il galletto è infinito e immortale. Avanti Bari, sempre e comunque contro tutto e tutti!

  • San Nicola vuoto: la contestazione dei tifosi e il futuro dello stadio appeso al bando pubblico

    San Nicola vuoto: la contestazione dei tifosi e il futuro dello stadio appeso al bando pubblico

    Gli spalti deserti raccontano la frattura tra la piazza e la società. E per l’”Astronave” di Renzo Piano i lavori veri restano legati a un bando che deve ancora aprirsi.

    Il San Nicola è sempre stato il termometro del rapporto tra Bari e la sua squadra. Oggi quel termometro segna freddo. Gli spalti sono vuoti, e non per caso: è la scelta di una tifoseria in aperta contestazione con la società, che ha deciso di far sentire il proprio dissenso nel modo più visibile e doloroso, restando fuori.

    Un silenzio che pesa

    Vedere l’”Astronave” disegnata da Renzo Piano per Italia ’90 semideserta fa effetto a chiunque conosca questa piazza. Bari ha riempito il suo stadio nei momenti belli e in quelli difficili, in Serie A come nelle categorie minori. Proprio per questo il vuoto di oggi non è disaffezione: è una protesta. I tifosi chiedono un progetto chiaro, ambizione e un orizzonte definito, e finché queste risposte non arriveranno il San Nicola resterà lo specchio di una frattura ancora aperta.

    Il nodo del bando pubblico

    C’è poi la partita che si gioca fuori dal campo, quella sul futuro dell’impianto. Il San Nicola è un bene pubblico, di proprietà del Comune, e un gigante di cemento armato che ha bisogno di interventi profondi. Gli interventi di manutenzione degli anni scorsi non bastano a cambiarne il destino.

    I lavori veri, quelli capaci di trasformare lo stadio in una struttura moderna e viva sette giorni su sette, con servizi, aree commerciali, hospitality e magari un museo della storia biancorossa, arriveranno solo se si aprirà un bando pubblico per la gestione e la riqualificazione dell’impianto. Un bando che dovrà attirare investimenti importanti e fissare regole chiare su chi gestisce lo stadio, per quanto tempo e con quali obblighi.

    Due partite legate tra loro

    Contestazione e futuro dello stadio sono due facce della stessa medaglia. Nessun progetto di riqualificazione avrà senso se il San Nicola continuerà a restare vuoto, e nessun tifoso tornerà sugli spalti solo perché arrivano nuove strutture. Serve prima ricostruire la fiducia, poi costruire lo stadio del futuro.

    Cosa chiede la città

    Bari chiede due cose: una società che dia risposte credibili ai propri tifosi e un’amministrazione che faccia partire, con tempi certi, il percorso del bando pubblico. Solo così il San Nicola potrà tornare a essere quello che è sempre stato, la casa di una delle piazze più calde d’Italia, e non un monumento silenzioso alla periferia della città.

  • Bari al bivio societario: la questione multiproprietà e gli scenari futuri

    Bari al bivio societario: la questione multiproprietà e gli scenari futuri

    In casa Bari il dibattito societario non smette di scaldare gli animi dei tifosi e degli addetti ai lavori. Al centro di ogni discussione rimane la norma sulle multiproprietà stabilita dalla FIGC, che impone un limite preciso alla compresenza della famiglia De Laurentiis ai vertici di due club professionistici. Una spada di Damocle regolamentare che condiziona, volente o nolente, ogni piano strategico a medio e lungo termine.

    Stabilità contro ambizione

    Da un lato, alla proprietà va riconosciuto il merito di aver garantito stabilità finanziaria, conti in ordine e una ripartenza solida dopo i traumi dei fallimenti del passato.

    Dall’altro, una piazza appassionata ed esigente come Bari soffre la sensazione di un “tetto di cristallo”, alimentata dal timore di non poter competere ad armi pari o di vivere una transizione infinita.

    Le voci di mercato

    Le voci su possibili manifestazioni d’interesse o acquirenti, da fondi internazionali a cordate imprenditoriali, ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e i forum dei tifosi.

    Serve chiarezza

    Al netto dei rumors, la necessità primaria resta la chiarezza: Bari merita un orizzonte ben definito, in cui ambizione sportiva e sostenibilità economica vadano di pari passo, aprendo la strada a un progetto capace di puntare senza riserve al vertice.

  • Insidia Picerno per il Bari: trasferta lucana ad alto coefficiente di difficoltà

    Insidia Picerno per il Bari: trasferta lucana ad alto coefficiente di difficoltà

    La trasferta contro l’AZ Picerno si preannuncia come uno dei banchi di prova più delicati di questa fase del campionato per il Bari. Sul sintetico dello stadio “Donato Curcio”, i biancorossi troveranno di fronte una squadra che negli anni ha consolidato un’identità precisa: compattezza, ritmi alti, ottima organizzazione difensiva e la capacità di sfruttare al massimo il fattore campo.

    Vietato sbagliare l’approccio

    Per gli uomini di Rastelli, la sfida richiede innanzitutto una risposta sul piano dell’approccio mentale. Guai a farsi ingannare dal blasone differente delle due piazze: il Picerno è una compagine abituata a non concedere spazi, a pressare con aggressività sui portatori di palla e a ripartire con rapidità sulle corsie esterne.

    Il Bari dovrà essere abile a non farsi risucchiare in una gara frammentata, mantenendo pulizia tecnica nel possesso palla e velocità nella circolazione per disordinare le linee strette dei padroni di casa.

    Le scelte di formazione

    Sul fronte delle scelte di formazione, l’undici di partenza potrebbe vedere qualche accorgimento tattico, soprattutto in mezzo al campo, dove serviranno muscoli e reattività per vincere le seconde palle sul terreno sintetico.

    In avanti, la chiave sarà il cinismo: contro squadre capaci di chiudersi con ordine, capitalizzare le prime occasioni create diventa vitale per evitare di rincorrere con l’orologio nemico.

    Una prova di maturità

    Con la consueta spinta dei tifosi biancorossi presenti nel settore ospiti, il Bari è chiamato a una prova di maturità e carattere. Tornare dalla Basilicata con l’intera posta in palio manderebbe un segnale forte e autorevole a tutto il campionato.